Partita IVA forfettaria e lavoro dipendente: si può fare?

Hai un contratto da dipendente e pensi di aprire la Partita IVA. Si può fare: nessuna norma lo vieta. Ma prima servono tre verifiche.
La prima è il tetto dei 35.000 euro: non entra nel forfettario chi nell’anno precedente ha percepito più di 35.000 euro lordi da lavoro dipendente o pensione. È una soglia temporanea, valida per il 2025 e il 2026. Salvo proroghe dal 2027 si torna a 30.000: chi oggi guadagna tra 30.000 e 35.000 ha una finestra che si chiude il 31 dicembre.
La seconda è il divieto di fatturare in prevalenza al proprio datore di lavoro, attuale o degli ultimi due anni. Oltre il 50% dei ricavi verso di lui e il regime salta.
La terza è una buona notizia: chi è già coperto dall’INPS come dipendente versa alla Gestione Separata il 24% invece del 26,07%, e solo sul reddito prodotto. Nessun contributo minimo a fatturato zero.
Un esempio: 12.000 euro fatturati come consulente, coefficiente 78%, imponibile 9.360 euro. Contributi 2.246 euro, imposta al 5% 468 euro. Poco più del 22% dell’incassato, e lo stipendio resta tassato a parte.
Nell’articolo trovi anche il caso del rapporto di lavoro cessato, le regole per i dipendenti pubblici e cosa cambia se apri come artigiano.
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Aliquota al 5%: come funziona il regime forfettario “start-up” nei primi 5 anni

Nel regime forfettario si può pagare il 5% invece del 15% per cinque anni interi. Su 20.000 euro di reddito imponibile significa 1.000 euro di imposta invece di 3.000: 2.000 euro di differenza ogni anno, 10.000 in cinque anni.
Ma i requisiti sono tre e vanno rispettati tutti: non aver avuto altre attività nei tre anni precedenti, non proseguire semplicemente un lavoro già svolto come dipendente o autonomo, e — se rilevi un’attività esistente — restare sotto gli 85.000 euro di ricavi dell’anno prima.
Il punto più insidioso è il secondo, la cosiddetta “mera prosecuzione”: è il caso classico di chi lascia il posto da dipendente e apre la Partita IVA per continuare a lavorare, come consulente, per la stessa azienda. Si guarda alla sostanza, non all’etichetta del contratto.
Attenzione anche alla durata: sono cinque periodi d’imposta, non cinque anni dal giorno di apertura. Chi apre a novembre “brucia” un anno intero con due mesi di lavoro.
Nel nuovo articolo trovi le tre condizioni spiegate una per una e un esempio di calcolo completo. Vuoi sapere se hai diritto al 5%? Verifichiamolo insieme prima che tu apra: consulenza gratuita, scrivici in DM.
Quanto si paga di tasse con la Partita IVA forfettaria?

Quanto si paga davvero di tasse con la Partita IVA forfettaria?
La prima cosa da sapere è che l’imposta non si calcola sul fatturato. Si applica prima il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO (per i consulenti è il 78%, per il commercio al dettaglio il 40%), poi si scalano i contributi previdenziali versati nell’anno. Solo su quello che resta si paga una sola imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% se sei una nuova attività e hai i requisiti. Niente IRPEF, niente addizionali, niente IVA in fattura.
Un esempio: su 30.000 euro incassati da una consulente alle prime armi, tra imposta e contributi se ne vanno circa 7.000 euro. Poco più di 23.000 restano in tasca.
Nel nuovo articolo sul sito trovi il calcolo passo passo, i coefficienti per categoria, le scadenze di giugno e novembre e la regola pratica che diamo a tutti i nostri clienti per non trovarsi impreparati al secondo anno.
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Regime forfettario: cos’è e chi può aprirlo nel 2026

Pensi di aprire Partita IVA? Il regime forfettario può farti pagare le tasse con un’aliquota dal 5% (per i primi 5 anni), senza IVA in fattura e con adempimenti ridotti al minimo. Nel nuovo articolo ti spieghiamo chi può accedervi, i requisiti da rispettare e perché conviene partire da subito con il piede giusto. 👇 Link in bio / sul sito
Cosa posso scaricare nel 730?

Il 730 può essere uno strumento per ridurre il tuo carico fiscale! Puoi ‘scaricare’ diverse spese, ottenendo una detrazione (riduzione dell’imposta) o una deduzione (riduzione del reddito imponibile). Tra le principali spese detraibili ci sono quelle mediche, per ristrutturazioni e per il mutuo. Tra gli oneri deducibili, i contributi versati ai fondi pensione.
È obbligatorio il 730?

Il 730 non è sempre obbligatorio. L’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi (e quindi il 730) dipende dal tipo e dalla quantità dei redditi. Tuttavia, anche se non obbligatorio, può essere conveniente per detrarre spese e ottenere rimborsi. Informati sulla tua situazione!