È una delle domande che ci sentiamo rivolgere più spesso: “ho un contratto da dipendente, posso aprire una Partita IVA in regime forfettario senza combinare guai?”. La risposta breve è sì, si può. La risposta utile è che prima vanno fatte tre verifiche, e una di queste ha una scadenza precisa.

Dipendente e forfettario sono compatibili

Nessuna norma fiscale vieta a un lavoratore dipendente di aprire una Partita IVA. Puoi restare assunto a tempo pieno o part time e affiancare un’attività autonoma, come professionista, artigiano o commerciante. Il regime forfettario non è riservato a chi fa solo quello.

Il primo ostacolo, semmai, non è fiscale ma contrattuale. Controlla il tuo contratto individuale e il CCNL applicato: alcuni rapporti prevedono clausole di esclusiva o l’obbligo di comunicare al datore di lavoro l’avvio di un’attività in proprio. Per i dipendenti pubblici la regola è più rigida e serve, di norma, un’autorizzazione preventiva dell’amministrazione.

Il tetto dei 35.000 euro

Questa è la verifica che blocca più persone. Non può accedere né restare nel regime forfettario chi, nell’anno precedente, ha percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati — pensione compresa — superiori a 35.000 euro lordi.

Due dettagli fanno tutta la differenza:

Tradotto: chi nel 2026 percepisce tra 30.000 e 35.000 euro lordi da dipendente ha una finestra che si chiude il 31 dicembre. Aprire adesso significa entrare nel regime con le regole di oggi; rimandare a gennaio 2027 può voler dire restarne fuori.

Se il rapporto di lavoro è cessato

Il limite non si applica quando il rapporto di lavoro dipendente è cessato nell’anno precedente e in quello stesso anno non hai percepito una pensione né redditi da un altro rapporto di lavoro.

Chi ha chiuso un contratto nel 2025, anche con un reddito ben superiore a 35.000 euro, può quindi aprire il forfettario nel 2026. La prassi dell’Agenzia delle Entrate è però restrittiva sul momento della cessazione, che deve collocarsi entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Spostare le dimissioni di pochi giorni può costare un anno intero di regime agevolato.

Non puoi fatturare al tuo datore di lavoro

È la causa ostativa pensata per impedire le cosiddette “false Partite IVA”. Sei escluso dal forfettario se svolgi l’attività in prevalenza, cioè per più del 50% dei ricavi, nei confronti del tuo datore di lavoro attuale, di uno degli ultimi due anni, o di soggetti a lui riconducibili.

La verifica si fa a fine anno, sul fatturato effettivo. Il punto è delicato proprio per chi è dipendente: la tentazione di partire con il cliente più a portata di mano, cioè l’azienda in cui già lavori, è forte. Se quel cliente pesa più della metà del tuo giro d’affari, il regime salta dall’anno successivo. Fanno eccezione i professionisti che avviano l’attività dopo il periodo di pratica obbligatoria.

I contributi: qui il dipendente è avvantaggiato

Chi apre come professionista senza cassa si iscrive alla Gestione Separata INPS. L’aliquota ordinaria per il 2026 è del 26,07%, ma scende al 24% per chi è già coperto da un’altra forma di previdenza obbligatoria: esattamente il caso di un lavoratore dipendente.

C’è un secondo vantaggio, spesso ignorato: nella Gestione Separata non esistono contributi minimi. Si versa solo sul reddito effettivamente prodotto. Se in un anno fatturi poco, paghi poco; se non fatturi, non paghi nulla.

Il discorso cambia se apri come artigiano o commerciante: lì i contributi fissi sono dovuti anche a fatturato zero e nel 2026 superano i 4.500 euro l’anno, riducibili del 35% su domanda per chi applica il forfettario. È una differenza da valutare prima di scegliere il codice attività.

Un esempio concreto

Laura è impiegata, nel 2025 ha percepito 28.000 euro lordi. Nel 2026 apre la Partita IVA forfettaria come consulente e fattura 12.000 euro a clienti che non hanno nulla a che vedere con la sua azienda.

In tutto poco più di 2.700 euro su 12.000 incassati, cioè circa il 22%. Con l’aliquota ordinaria del 15% l’imposta salirebbe a 1.404 euro. Il suo stipendio resta tassato a parte, con l’IRPEF ordinaria: i due redditi non si sommano.

Le tre verifiche da fare prima di aprire

Prima di andare avanti, metti nero su bianco tre risposte: quanto hai percepito lordo l’anno scorso, chi saranno davvero i tuoi clienti, a quale gestione previdenziale ti iscriverai. Sono le tre variabili che decidono se il forfettario ti conviene o se ti costa più di quanto pensi.

Il conto non si fa sul fatturato, ma sul coefficiente di redditività e sulla cassa previdenziale. Due attività che incassano la stessa cifra possono pagare importi molto diversi.

Se hai un lavoro dipendente e stai valutando di metterti in proprio, possiamo fare insieme la verifica delle soglie e simulare quanto pagheresti davvero nel primo anno. Contattaci dal sito o scrivici in privato: la prima consulenza è gratuita e senza impegno.