È la domanda che ci sentiamo fare più spesso da chi sta valutando di mettersi in proprio: “alla fine, quanto mi resta in tasca?”. La paura di lavorare solo per pagare tasse è il principale freno all’apertura di una Partita IVA. La buona notizia è che nel regime forfettario il conto è molto più semplice — e molto più leggero — di quanto si immagini.
Una sola imposta al posto di tutte le altre
Nel regime forfettario non paghi IRPEF, non paghi addizionali regionali e comunali, non paghi IRAP e non applichi l’IVA in fattura. Al loro posto c’è una sola imposta sostitutiva:
- 15% — aliquota ordinaria;
- 5% — aliquota ridotta per le nuove attività, valida per i primi cinque anni se hai i requisiti.
Un’unica imposta, una sola scadenza da ricordare, nessuna liquidazione IVA trimestrale. È questo che rende il forfettario così adatto a chi inizia.
Attenzione però a un punto che manda fuori strada molti: l’imposta non si calcola sul fatturato, ma sul reddito imponibile.
Il coefficiente di redditività: paghi solo su una parte di quello che incassi
Lo Stato non ti chiede di dimostrare quanto hai speso per lavorare. Presume che una parte dei tuoi incassi sia costo e la esclude d’ufficio dalla tassazione. Questa percentuale si chiama coefficiente di redditività ed è legata al codice ATECO della tua attività.
- Professionisti e consulenti: 78%
- Commercio al dettaglio: 40%
- Servizi come bar, ristoranti e alberghi: 40%
- Costruzioni e immobiliare: 86%
- Intermediari del commercio: 62%
Se sei un consulente con coefficiente 78% e incassi 30.000 euro, il tuo reddito di partenza è 23.400 euro: sui restanti 6.600 euro non paghi nulla, anche se non hai speso un centesimo.
I contributi previdenziali si sottraggono
Dal reddito così determinato si scalano i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. È una deduzione piena e incide parecchio sul risultato finale.
- Professionisti senza cassa: Gestione Separata INPS, poco più del 26% del reddito, versata solo su quanto guadagni;
- Professionisti iscritti a un albo: la cassa di categoria, con regole proprie;
- Artigiani e commercianti: contributi fissi INPS (indicativamente intorno ai 4.500 euro l’anno, aggiornati annualmente) più una quota percentuale sul reddito eccedente il minimale. Per i forfettari è possibile chiedere la riduzione contributiva del 35%.
Un esempio concreto: 30.000 euro di fatturato
Prendiamo una consulente di marketing, prima attività, senza cassa professionale.
- Fatturato annuo: 30.000 €
- Coefficiente 78% → reddito: 23.400 €
- Contributi Gestione Separata (circa 26%): ≈ 6.100 €
- Reddito imponibile: 17.300 €
- Imposta sostitutiva al 5%: ≈ 865 €
Totale tra imposte e contributi: circa 7.000 euro su 30.000 incassati. Le resterà in tasca poco più di 23.000 euro, senza IVA da versare e senza altre imposte.
Con la stessa attività al 15%, l’imposta salirebbe a circa 2.600 euro: una pressione fiscale comunque molto lontana da quella di un regime ordinario.
Quando si paga
Le imposte si versano con modello F24 in due momenti: il saldo dell’anno precedente entro il 30 giugno e gli acconti per l’anno in corso a giugno e a novembre. I contributi INPS seguono un calendario proprio, con scadenze fisse per artigiani e commercianti.
Il primo anno è il più leggero, perché non ci sono acconti pregressi. Il secondo è quello che sorprende chi non si è organizzato: saldo e acconto si pagano insieme.
La regola pratica che diamo ai nostri clienti: metti da parte il 30% di ogni fattura incassata su un conto separato. Nella maggior parte dei casi è più di quanto ti servirà davvero — la differenza diventa la tua tredicesima.
Vuoi sapere quanto pagheresti tu?
Il calcolo cambia molto in base al codice ATECO, alla cassa previdenziale e al fatto che sia o meno la tua prima attività. In una consulenza gratuita facciamo insieme il conto esatto sul tuo caso, prima ancora che tu apra la Partita IVA: così parti sapendo con precisione quanto ti resterà.
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