Fattura elettronica per forfettari: come funziona

“Dovrò fare la fattura elettronica?” Sì: dal 1° gennaio 2024 è obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie di ricavi. Ma è molto più semplice di quanto sembra.
I campi che contano sono pochi e si impostano una volta sola: regime fiscale RF19, natura IVA N2.2 (l’IVA non va mai indicata), riferimento alla Legge 190/2014 e codice destinatario del cliente. Per i privati bastano sette zeri e una copia di cortesia in PDF.
Tre regole da ricordare. Sopra i 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo da 2 euro, che si versa ogni trimestre. La fattura va inviata entro 12 giorni dall’incasso: se il cliente paga il 10 ottobre, deve partire entro il 22. E va conservata in digitale per 10 anni, perché stamparla non basta: l’Agenzia delle Entrate offre un servizio gratuito.
Nell’articolo trovi anche cosa fare se la fattura viene scartata, come gestire gli acquisti dall’estero e i cinque errori che vediamo più spesso.
Vuoi impostare tutto correttamente fin dalla prima fattura? Scrivici in DM: ti seguiamo passo passo e la prima consulenza è gratuita.
Cause di esclusione dal regime forfettario: quando non puoi (più) usarlo

Il fatturato non è l’unica cosa che decide se puoi stare nel regime forfettario. Alcune situazioni ti escludono a prescindere dai numeri, e spesso riguardano fatti dimenticati: una quota societaria ereditata, un vecchio contratto di lavoro.
Le principali cause di esclusione nel 2026.
Ricavi oltre 85.000 euro: tra 85.000 e 100.000 esci dal 1° gennaio successivo, oltre 100.000 l’uscita è immediata. Con più codici ATECO gli incassi si sommano tutti.
Spese per dipendenti e collaboratori oltre 20.000 euro lordi l’anno.
Redditi da lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 euro: soglia temporanea, dal 2027 si torna a 30.000 salvo proroghe.
Partecipazioni societarie. In società di persone e associazioni professionali il divieto è assoluto: basta l’1%. Per le S.r.l. serve invece il controllo unito a un’attività riconducibile alla tua.
Fatturare per più del 50% al datore di lavoro attuale o a uno degli ultimi due anni.
Si aggiungono i regimi speciali IVA, la residenza fiscale all’estero e alcune attività di cessione immobiliare.
Nell’articolo le trovi tutte, con quello che succede quando l’esclusione scatta e come si rientra nel regime.
Un dubbio su una quota o su un cliente che pesa troppo? Scrivici in DM: la prima consulenza è gratuita.
5 falsi miti sul regime forfettario che ti frenano dall’aprire la Partita IVA

“Con il forfettario non paghi contributi.” È il falso mito più costoso in circolazione, e ogni anno frena chi avrebbe tutto l’interesse ad aprire.
Il forfettario riguarda le imposte, non la previdenza. Un professionista senza cassa versa alla Gestione Separata il 26,07% nel 2026, il 24% se è già dipendente. Un artigiano o un commerciante paga contributi fissi oltre 4.500 euro l’anno, dovuti anche a fatturato zero.
Secondo mito: “è un regime provvisorio, per chi guadagna poco”. Falso: ci resti finché rispetti i requisiti, e il tetto è di 85.000 euro di incassi. A tempo è solo l’aliquota al 5%, per i primi cinque anni.
Terzo: “i forfettari non fanno la fattura elettronica”. Vero fino al 2023. Dal 1° gennaio 2024 è obbligatoria per tutti, senza soglie. E sulle fatture oltre 77,47 euro servono 2 euro di bollo.
Quarto: “tanto le spese le scarichi lo stesso”. No: i costi sono forfettizzati dal coefficiente di redditività, dal 40% all’86%. L’unica voce deducibile sono i contributi versati.
Quinto: “se superi gli 85.000 è un disastro”. Tra 85.000 e 100.000 esci dal 1° gennaio successivo; oltre 100.000 l’uscita è immediata.
Nell’articolo il dettaglio di ogni punto e i casi in cui non conviene.
Un dubbio sul tuo caso? Scrivici in DM: la prima consulenza è gratuita.
Quanto si paga di tasse con la Partita IVA forfettaria?

Quanto si paga davvero di tasse con la Partita IVA forfettaria?
La prima cosa da sapere è che l’imposta non si calcola sul fatturato. Si applica prima il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO (per i consulenti è il 78%, per il commercio al dettaglio il 40%), poi si scalano i contributi previdenziali versati nell’anno. Solo su quello che resta si paga una sola imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% se sei una nuova attività e hai i requisiti. Niente IRPEF, niente addizionali, niente IVA in fattura.
Un esempio: su 30.000 euro incassati da una consulente alle prime armi, tra imposta e contributi se ne vanno circa 7.000 euro. Poco più di 23.000 restano in tasca.
Nel nuovo articolo sul sito trovi il calcolo passo passo, i coefficienti per categoria, le scadenze di giugno e novembre e la regola pratica che diamo a tutti i nostri clienti per non trovarsi impreparati al secondo anno.
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I contributi INPS sono obbligatori? Guida per Artigiani, Commercianti e Professionisti

I contributi INPS sono generalmente obbligatori! Artigiani, Commercianti e Professionisti senza cassa devono versarli per legge. Ma ci sono delle eccezioni! (es., dipendenti full-time) Ignorare questi obblighi può avere conseguenze pesanti. Ti aiutiamo a capire se devi versarli e come fare.
Quando pagare l’IMU?

L’IMU si paga in 2 rate: acconto entro il 16 giugno, saldo entro il 16 dicembre. Si può pagare anche in un’unica soluzione (entro il 16 giugno). Attenzione ad eventuali variazioni comunali! Paga con F24 (online, banca, posta…). Rispetta le scadenze per evitare le sanzioni.
Che cosa è l’IMU?

L’IMU è l’imposta patrimoniale sugli immobili in Italia. Chi la paga? Proprietari, usufruttuari, ecc. Quali immobili? Quasi tutti, ma l’abitazione principale è esente (salvo il lusso). Si calcola prendendo la rendita catastale, il coefficiente e l’aliquota comunale.
Cosa posso scaricare nel 730?

Il 730 può essere uno strumento per ridurre il tuo carico fiscale! Puoi ‘scaricare’ diverse spese, ottenendo una detrazione (riduzione dell’imposta) o una deduzione (riduzione del reddito imponibile). Tra le principali spese detraibili ci sono quelle mediche, per ristrutturazioni e per il mutuo. Tra gli oneri deducibili, i contributi versati ai fondi pensione.
È obbligatorio il 730?

Il 730 non è sempre obbligatorio. L’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi (e quindi il 730) dipende dal tipo e dalla quantità dei redditi. Tuttavia, anche se non obbligatorio, può essere conveniente per detrarre spese e ottenere rimborsi. Informati sulla tua situazione!