Per chi ha la Partita IVA, novembre è il mese più pesante dell’anno. Lunedì 30 novembre 2026 scade il secondo acconto delle imposte e dei contributi: un versamento che arriva a ridosso delle spese di fine anno e che, se non è stato messo in conto per tempo, può creare problemi di liquidità. Mancano sei settimane: è il momento giusto per capire quanto dovrai pagare.
Cos’è il secondo acconto
Le imposte sul reddito non si pagano solo a consuntivo. Lo Stato chiede un anticipo sull’anno in corso, calcolato sulla base di quanto dovuto per l’anno precedente e diviso in due momenti: il primo in estate, insieme al saldo, e il secondo a fine novembre. Con la dichiarazione dell’anno successivo si fa il conguaglio: se hai versato troppo, la differenza diventa un credito.
Chi paga e che cosa
- Forfettari: il secondo acconto dell’imposta sostitutiva, al 5% o al 15%;
- Partite IVA in regime ordinario o semplificato: il secondo acconto IRPEF;
- Professionisti senza cassa: il secondo acconto dei contributi alla Gestione Separata INPS;
- Artigiani e commercianti: il secondo acconto dei contributi INPS sulla parte di reddito che supera il minimale.
Chi è iscritto a una cassa professionale segue invece il calendario del proprio ente, che ha scadenze diverse.
Come si calcola
Il metodo ordinario è quello storico: l’acconto complessivo è pari al 100% dell’imposta risultante dall’ultima dichiarazione. Per i forfettari e per chi applica gli ISA si divide in due rate uguali, 50% in estate e 50% a novembre.
Ci sono due soglie da ricordare. L’acconto non è dovuto se l’imposta dell’anno precedente non supera 51,65 euro. E si versa in un’unica soluzione a novembre se l’importo complessivo non supera 206 euro per i forfettari e i soggetti ISA, oppure è inferiore a 257,52 euro per gli altri contribuenti.
Per i contributi il meccanismo è simile. Nella Gestione Separata l’acconto è pari all’80% dei contributi dovuti per l’anno precedente, in due rate uguali. Per artigiani e commercianti le due rate si calcolano sul reddito eccedente il minimale.
Un esempio. Un consulente forfettario che per il 2025 ha dovuto 3.000 euro di imposta sostitutiva e 6.000 euro di contributi alla Gestione Separata, entro il 30 novembre versa 1.500 euro di imposta e 2.400 euro di contributi: 3.900 euro in un solo giorno.
Se quest’anno guadagni meno: il metodo previsionale
Se prevedi che il 2026 si chiuderà con un reddito più basso, puoi ricalcolare l’acconto su quello che pensi di dover pagare davvero, e versare meno o non versare affatto. È una possibilità legittima, ma va usata con prudenza: se a consuntivo l’acconto risulta insufficiente, sulla differenza si applicano sanzioni e interessi, riducibili solo con il ravvedimento operoso. Prima di tagliare un acconto serve una stima seria dell’anno, non un’impressione.
Niente rate e, per ora, nessun rinvio
A differenza del saldo e del primo acconto, il secondo acconto non si può rateizzare: va versato per intero con modello F24. Chi ha crediti d’imposta disponibili può usarli in compensazione.
Nel 2023 e nel 2024 le Partite IVA con ricavi fino a 170.000 euro avevano potuto rinviare il versamento a gennaio e dividerlo in cinque rate. La misura non è stata riproposta lo scorso anno e, a oggi, non è prevista nemmeno per il 2026. Se arrivassero novità ne daremo conto, ma la pianificazione va fatta sulla scadenza del 30 novembre.
Non confonderlo con la rata del 16 novembre
Artigiani e commercianti hanno un secondo appuntamento nello stesso mese. Lunedì 16 novembre scade la terza rata dei contributi fissi sul minimale: circa 1.130 euro per gli artigiani e 1.153 euro per i commercianti, in misura piena. È un versamento distinto dall’acconto del 30 novembre e i due si sommano.
Se hai aperto la Partita IVA nel 2026
Buone notizie, ma solo in parte. Non avendo imposte né contributi a percentuale riferiti all’anno precedente, a novembre non devi versare acconti. Restano dovute, per artigiani e commercianti, le rate fisse sul minimale.
Il conto però arriva l’estate prossima, tutto insieme: il saldo dell’intero 2026 più il primo acconto del 2027. È il momento in cui molte nuove Partite IVA si trovano in difficoltà, perché nel primo anno hanno incassato senza versare nulla. L’unica difesa è accantonare ogni mese una quota di quello che incassi.
Gli acconti non sono un imprevisto: sono una scadenza che si conosce con mesi di anticipo. Mettere da parte una percentuale fissa di ogni incasso è l’abitudine che fa la differenza tra un novembre tranquillo e uno in affanno.
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