È una delle prime domande di chi sta per aprire la Partita IVA: dovrò fare la fattura elettronica? E quanto è complicato? La risposta alla prima è sì. La risposta alla seconda è: molto meno di quanto sembra. Una volta impostati correttamente pochi campi, emettere una fattura richiede due minuti.

È obbligatoria? Sì, per tutti dal 2024

Fino a qualche anno fa i forfettari erano esonerati. L’obbligo è arrivato in due tempi: dal 1° luglio 2022 per chi superava i 25.000 euro di ricavi e dal 1° gennaio 2024 per tutti, senza soglie. Oggi chi è in regime forfettario emette solo fatture elettroniche, anche per importi minimi e anche verso i privati.

Resta un’unica eccezione di rilievo: le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche, che per ragioni di riservatezza non passano dal Sistema di Interscambio.

Come funziona in pratica

La fattura elettronica è un file in formato XML che non si invia al cliente ma al Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. Il sistema lo controlla e lo recapita al destinatario; a te torna una ricevuta di consegna oppure di scarto.

Per compilarla non serve conoscere l’XML. Basta uno strumento che lo generi al posto tuo: il portale gratuito Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate oppure uno dei tanti software in commercio, in genere più comodi se emetti fatture con una certa frequenza.

Se il file viene scartato, la fattura si considera non emessa: hai 5 giorni per correggere l’errore e inviarla di nuovo.

Cosa scrivere nella fattura di un forfettario

Oltre ai dati tuoi e del cliente, sono pochi i campi che distinguono la fattura di un forfettario. Conviene impostarli una volta sola nel programma:

L’imposta di bollo da 2 euro

Poiché non c’è IVA, sulle fatture di importo superiore a 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo di 2 euro. Nella fattura elettronica non si applica alcun contrassegno: si valorizza il campo del bollo virtuale e l’imposta si versa ogni trimestre, sulla base del conteggio che l’Agenzia mette a disposizione nel portale.

Puoi riaddebitare i 2 euro al cliente, ma attenzione: in quel caso l’importo fa parte del compenso e concorre al tuo reddito.

Entro quando va emessa

La fattura va trasmessa al Sistema di Interscambio entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, che per le prestazioni di servizi coincide con il momento dell’incasso. La data da indicare nel documento è quella dell’operazione, non quella dell’invio.

Un esempio: se il cliente ti paga il 10 ottobre, la fattura porta la data del 10 ottobre e deve partire entro il 22.

Fatture ricevute e conservazione

Anche le fatture dei tuoi fornitori arrivano tramite SdI e le trovi nella tua area riservata. Da forfettario non devi registrarle né detrarre l’IVA, ma devi conservarle.

Le fatture elettroniche vanno conservate in formato digitale per 10 anni, e stamparle non basta. La soluzione più semplice è aderire al servizio gratuito di conservazione dell’Agenzia delle Entrate: si attiva una volta sola dal portale.

Un caso a parte sono gli acquisti di servizi dall’estero, come abbonamenti software o pubblicità online. Qui anche il forfettario deve integrare la fattura e versare l’IVA con modello F24 entro il 16 del mese successivo.

Gli errori che vediamo più spesso

Dedica mezz’ora, all’inizio, a impostare bene regime, natura IVA, bollo e conservazione. Da lì in avanti ogni fattura è questione di due minuti, e gli errori più comuni non possono più capitare.

Se stai aprendo la Partita IVA o non sei sicuro che le tue fatture siano impostate nel modo corretto, possiamo configurare tutto insieme e seguirti passo passo nelle prime emissioni. Contattaci dal sito o scrivici in privato: la prima consulenza è gratuita e senza impegno.