Quando si pensa di aprire la Partita IVA ci si concentra sulle tasse, ma nel regime forfettario la voce che pesa di più è quasi sempre un’altra: i contributi previdenziali. A chi li versi, quanto e con quali regole dipende dal tipo di attività che svolgi, e le differenze tra una gestione e l’altra valgono migliaia di euro l’anno.

Tre strade possibili, e non sei tu a sceglierle

La cassa a cui ti iscrivi non è una preferenza: discende dall’attività che eserciti e quindi dal codice ATECO con cui apri la Partita IVA. Le possibilità sono tre:

Gestione Separata: paghi solo su quello che guadagni

Nel 2026 l’aliquota per i professionisti con Partita IVA è del 26,07%, che scende al 24% per chi è pensionato o già iscritto a un’altra gestione obbligatoria, come accade a chi ha anche un lavoro dipendente. Non esistono contributi fissi: la percentuale si applica al reddito effettivamente prodotto, che nel forfettario si ottiene moltiplicando i compensi incassati per il coefficiente di redditività.

Un esempio: con 30.000 euro di compensi e coefficiente al 78%, il reddito è 23.400 euro e i contributi dovuti sono circa 6.100 euro. Se un anno incassi la metà, versi la metà. Se non incassi nulla, non versi nulla.

C’è però un rovescio: l’anno intero di contribuzione viene accreditato solo se il reddito raggiunge il minimale, che per il 2026 è di 18.808 euro. Sotto quella cifra i mesi utili per la pensione si riducono in proporzione. In fattura puoi addebitare al cliente una rivalsa del 4%, che è facoltativa.

Artigiani e commercianti: la quota fissa c’è sempre

Qui la logica si capovolge. L’INPS presume che tu guadagni almeno il reddito minimale, 18.808 euro nel 2026, e su quella base chiede un contributo fisso: 4.521,36 euro per gli artigiani e 4.611,64 euro per i commercianti. Si paga in quattro rate trimestrali ed è dovuto anche a fatturato zero.

Sulla parte di reddito che supera il minimale si aggiunge il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti, con un punto in più oltre i 56.224 euro. Questa quota variabile si versa insieme alle imposte, con saldo e acconti.

La riduzione del 35% riservata ai forfettari

Chi applica il regime forfettario ed è iscritto alla gestione artigiani o commercianti può chiedere all’INPS una riduzione del 35% dei contributi, sia sulla quota fissa sia su quella eccedente. I fissi scendono così a circa 2.940 euro per gli artigiani e 3.000 euro per i commercianti.

Due avvertenze. La riduzione non è automatica: va richiesta con una domanda telematica, subito dopo l’iscrizione per chi avvia l’attività ed entro il 28 febbraio per chi è già attivo. E non è gratuita: versando meno, si accreditano meno mesi ai fini pensionistici. È una scelta da fare guardando sia la liquidità di oggi sia la pensione di domani.

Un chiarimento utile: il taglio del 50% per i nuovi iscritti, di cui si è parlato molto, riguardava solo chi si è iscritto per la prima volta nel 2025. Per le attività avviate nel 2026 non è stato riproposto.

Casse professionali: ogni albo ha le sue regole

Se la tua professione ha una cassa di categoria, l’INPS non c’entra. Ogni ente fissa aliquote, minimi e scadenze propri, ma lo schema è simile ovunque:

Quasi tutte le casse prevedono riduzioni per i giovani e per i primi anni di iscrizione: prima di aprire conviene leggere il regolamento del proprio ente, perché è lì che si trova buona parte del risparmio iniziale.

E se ho già un lavoro dipendente?

Cambia parecchio. Il professionista senza cassa versa alla Gestione Separata con l’aliquota ridotta del 24%. Chi invece avvia un’attività artigianale o commerciale mantenendo un impiego a tempo pieno, di norma, non è tenuto a iscriversi alla relativa gestione, perché l’attività autonoma non è quella prevalente: in quel caso i contributi fissi non sono dovuti. È uno dei motivi per cui il doppio lavoro costa spesso meno di quanto si teme.

I contributi abbassano anche le tasse

Nel forfettario i contributi previdenziali obbligatori sono l’unica spesa che si deduce davvero: si sottraggono dal reddito prima di applicare l’imposta sostitutiva. Tornando all’esempio, dai 23.400 euro di reddito si tolgono i 6.100 euro di contributi e l’imposta si calcola su 17.300 euro: circa 865 euro con l’aliquota al 5%, circa 2.595 euro con quella al 15%.

Prima di aprire, fai il conto partendo dai contributi e non dalle tasse: è la cassa a cui ti iscrivi, più dell’aliquota, a decidere quanto ti resta in tasca.

Vuoi sapere quanto verseresti nel tuo caso, con il tuo codice ATECO e il fatturato che prevedi? Contattaci dal sito o scrivici in privato: la prima consulenza è gratuita e senza impegno.